L’opera rappresenta scorci metropolitani , la semplice verita’ del quotidiano , la concretezza della vita cittadina nei suoi banali, ripetuti e, talvolta , inconsapevoli gesti .
E’ un lavoro sugli opposti : il bello di un edificio , di una pavimentazione stradale storica , di un porto marittimo , di una cattedrale e il brutto di un insegna , di un tetto abbruttito da un mucchio di antenne selvagge , del traffico automobilistico ; il grande di una metropoli vista dall’ alto ed il piccolo di un tipico vicolo napoletano ; l’esterno di un borgo marinaro , di un lungomare assolato e l ‘ interno di un basso spiato , della vita familiare su un balcone.Il bianco ed il nero . Tutto e’ contrasto : luce ed ombra . Ma , tutto e’ uniformato , proprio dal bianco e nero .Utilizzare il colore e’ scelta sociologica , perche’ rivela la cruda realta’ , invece , il non colore , il bianco e nero , che tutto uniforma , e’ lirica , da un tocco assorto e poetico alla realta’ del contesto urbano , del vicolo : elimina ogni contrasto sociale e storico , in una armonia di colore , forma e azioni . La drammatica verita’ del quotidiano , la concretezza della vita brulicante della citta’ , dei suoi quartieri storici e popolari , nei suoi lividi contorni , danno un ruolo , conferiscono una identita’ ad ogni personaggio , una storia ad ogni figura rappresentata , nell’ attimo stesso in cui riproposta sulla tela viene “ fissata” ; un armonia all’ insieme …]
[…L’ artista sembra cogliere attraverso l’ immagine pregi e difetti della societa’ , ma superando l’ arte della provocazione o della delusione riesce a costruire una poetica nuova della realta’ della sua citta’.L’ approccio dell’ artista rimane quello di un paesaggista tradizionale . Le tele sembrano iper realista senza esserlo . Il ritorno al paesaggio napoletano mostra l’ anima della citta’ : la bellezza paesaggistica e storica e l’ atmosfera metropolitana si sono fuse dando un immagine nuova …]

Anna Faraci

Napoli


                           Impressionismo della Nuova Figurazione

Giovanni Manzo esordisce con una nuova tecnica pittorica che chiamerei “Impressionismo della nuova figurazione”, una tecnica emotiva con i caratteri della ricerca di una forma poetico- artistica di matrice sociale.

È una nuova concezione narrativa della realtà, una interiore maturazione, una personale sintassi pittorica in cui si rispecchia la condizione dell’esistenza.

Affascinato dal Pointillisme di George Seurat e Paul Signac raffiguranti scene di vita giornaliera e paesaggi, Manzo realizza ritratti adottando il metodo delle palline di colore diverse sia di forma che di intensità.

Attraverso una libera scomposizione di forme e tonalità ha il fine di trasmettere gli stati d’animo collegati ai colori decantati da A. Merini: “Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici “perché” del mio respiro.”

Le Palline colorate diventano rappresentazioni di brani esistenziali scritti e narrati su molti volti che si affacciano su un mondo colorato che potrebbe essere ambiguo e insidioso, accogliente e incontrastato.

Sembra che i personaggi cerchino di affrontare le accecanti o illusorie luci dell’esistenza, implacabile oppure incoraggiante nelle sue ombre e sfumature, ricordando Charles Baudelaire: “I profumi e i colori e i suoni si rispondono come echi lunghi che di lontano si confondono in unità profonda e tenebrosa”.
È una ricerca della realtà dinamica ma vige la drammatica e poetica tensione dell’abbaglio della verità e le palline indicano un profilo di uomo oppure di donna che si confonde dileguandosi  con le altre palline. Il fondo è tenuto su tonalità chiare che accentuano il motivo enigmatico dell’opera artistica.

Realizzando le figure in termini fortemente cromatici e dinamici, ne derivano colori taglienti con contrasti cromatici, quasi di fantascienza, per esempio lo sguardo degli occhi che trasmette un’espressione di meravigliata delusione e désappointement.  Sono inquietanti fratture cromatiche quasi immerse in una metafisica sovrapposizione di solitudine.

E’ importante notare che nel modulo stilistico l’artista rispetta la prospettiva ma tutto è avvolto nel silenzio neo-espressionista.

E’ la realizzazione di palline per una nuova cosmogonia in cui si determina un processo coloristico dell’immagine attraverso un gioco che rientra in una logica di emozioni e abilità artistica che traccia gesti mossi dall’energia dell’inconscio.

Ne consegue la profonda e strutturata vibrazione timbrica e figurale di ogni ritratto nel quale sono presenti le suggestioni e le emozioni che sprigionano dalle tele anche se il connotato visivo rimane radicato nell’anima dell’artista.

È una pittura che tende a trasformare in una nuova figurazione il tratto tormentato che vuole uscire dalla prigione delle forme e cercare un nuovo mondo, forse migliore.  Sono combinazioni continue e imprevedibili di palline interne che derivano dai frammenti di un sogno, un ideale, un amore, una passione, una matissiana liberazione:“Il colore soprattutto, forse ancor più del disegno, è una liberazione.

Influenzato anche dal Divisionismo di Giovanni Segantini, Giovanni Manzo trova una propria ricerca pittorica accostando sulla tela pennellate ampie e punte di colore primario oppure secondario, rivelando la maestria di tradurre in immagini reali  le diverse sensazioni e i segni più misteriosi mediante i colori  e le forme, ricordando Cesare Pavese: “Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori”.

E nel panorama delle esperienze pittoriche contemporanee, Manzo trasmette una rinnovata libertà che attinge energia dai suoi studi accademici e dal nuovo incontro con il colore. Sono cromatiche casualità, come la vita stessa.

 

Maria Pia Cappello

Roma

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